Il trattamento della Bulimia

Spesso chi si rivolge a un centro per la cura dei disturbo alimentare arriva con una sfiducia sulle possibilità di uscirne e un senso di disperazione. Spesso, ai vissuti tipici della bulimia, si alternano emozioni complesse come tristezza, ansia, paura e vergogna. L’incapacità di accettarsi o la fiducia nel futuro vengono lentamente risucchiate dai comportamenti tipici associati a questa forma di sofferenza.

Cos’è la bulimia?

La bulimia è un disturbo grave in cui è presente un ricorrente pattern di abbuffate seguite da comportamenti compensatori pericolosi, che servono a contrastare o a “cancellare” le calorie consumate durante l’abbuffata. Le persone con bulimia spesso si sentono intrappolate in questo ciclo di alimentazione disregolata che rappresenta un rischio fisico importante. La ricerca ha mostrato che circa l’1,5% delle donne e il 0,5% degli uomini presentano comportamenti bulimici nel corso della vita. In alcune popolazioni, i tassi di prevalenza sono più alti: ad esempio tra gli universitari e le persone che frequentano le scuole superiori il 20% va incontro a sintomi di tipo bulimico.

 

Secondo il DSM V (Mianuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione) i criteri diagnostici per la Bulimia Nervosa sono:

  1. Episodi ricorrenti di abbuffate
  2. Comportamenti compensatori ricorrenti inappropriati (come vomito autoindotto, abuso di lassativi, digiuno o esercizio eccessivo) per prevenire l’aumento di peso
  3. Le abbuffate e i comportamenti compensatori inappropriati avvengono entrambi, in media, almeno 1 volta a settimana per tre mesi
  4. I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo.
  5. L’alterazione non si manifesta soltanto nel corso di episodi di anoressia

Cos’è un’abbuffata?

Molte persone a volte eccedono nel mangiare – mangiare un po’ di più una volta ogni tanto non vuol dire abbuffarsi. Un episodio di binge (o abbuffata) si ha quando si introduce un quantitativo di cibo molto più grande di ciò che la maggior parte delle persone possono mangiare in un intervallo di tempo relativamente breve, in genere 2 ore o meno. In ogni caso, la caratteristica principale di un episodio di binge è che si avverte un senso di mancanza di controllo e di impotenza rispetto al quantitativo di cibo che si sta mangiando o si è mangiato. Durante un’abbuffata, una parte di chi mangia vuole smettere ma non ci riesce nonostante gli aspetti negativi dell’abbuffata e le numerose conseguenze fisiche e psicologiche. Spesso, le abbuffate avvengono in presenza di stati emotivi insostenibili (ad esempio, una delusione amorosa, il distacco da una persona cara, in presenza di un fallimento o di altre emozioni apparentemente non legate a ciò che accade nella vita quotidiana).

 

Cos’è un comportamento compensatorio?

Oltre al fastidio fisico, dopo un episodio di abbuffata chi soffre di bulimia si sente in genere in preda all’ansia, alla vergogna e ai sensi di colpa. Nel tentativo di evitare di prendere peso e liberarsi dell’angoscia e del fastidio fisico si mette in atto un comportamento compensatorio, come ad esempio il vomito o l’abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci.

 

Perché è importante trattare la persona e non (solo) la bulimia

Spesso la bulimia è solo una parte della storia, ed è la parte che in apparenza fa più male. Anche se i cosiddetti “sintomi” accomunano le persone che soffrono di qualcosa in apparenza simile, ogni persona arriva a soffrire in quel modo a partire da una storia diversa. E’ molto frequente, nella storia di chi mostra i segni interiori dei comportamenti bulimici, incontrare un passato fatto di abusi, vissuti depressivi o aree della propria esperienza che hanno difficoltà ad essere espresse, comunicate ed articolate. Trovare un orecchio attento a volte può fare la differenza, perché per uscire dal problema è importante prendersi cura della persona che lo presenta e ogni bulimia ha la sua storia.

 

Bulimia e regolazione emotiva: incontrare i pazienti nel punto in cui sono

E’ importante incontrare il paziente nel punto in cui si trova, e non tutti i pazienti sono allo stesso punto. Ogni fase del trattamento necessita di supporto e non di punizioni per i comportamenti o di un approccio didattico, anche perché la bulimia svolge una funzione di regolazione emotiva molto importante. E’ molto importante, per riuscire a rendere la cura efficace, capire come il disturbo si è strutturato e la funzione che svolge nella storia dell’individuo. La bulimia non è una scelta e chi ne soffre, se potesse, farebbe a meno della sofferenza che porta con sé.

 

L’importanza di un trattamento integrato

E’ importante sapere che non esistono cure miracolose per la bulimia ed è necessario lavorare con il proprio terapeuta per sviluppare modi sani e non autolesivi per la gestione della propria emotività. Questo è possibile solo senza imposizioni e con una collaborazione attiva di paziente e terapeuta. Vincere contro la bulimia è possibile, ma per farlo è necessario andare incontro a momenti difficili e riacquistare il senso della propria sofferenza riappropriandosi della propria storia. Non è un percorso semplice, ma grazie all’aiuto di un terapeuta nel tempo è possibile riacquistare la capacità di fare scelte salutari e sentirsi meno soli nella quotidiana battaglia tra controllo e discontrollo caratteristica del problema, occupandosi delle proprie parti traumatizzate e doloranti, per comprendere come il problema è intessuto nella propria storia e come cambiarne la trama.

 

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